Alois

Categoria: Narrativa e storia locale
Autore: Andrea Corsini
Editore: CASA EDITRICE FRECCIA D'ORO
Genere: drammatico
Pagine: 92
Anno: 2016

 

Austria, fine Ottocento. La vita di un piccolo paese di montagna e dei suoi abitanti è scandita dalla presenza e dall’autorità sacra della Dogana Imperiale ma sotto sotto serpeggia clandestino il demone del socialismo di Carlo Marx, qui rinchiuso tra le pareti di qualche buia cantina. Tra odori di cavoletti e afrori corporali un marito troppo chiuso ed ingenuo e una moglie troppo furba e aperta si confrontano con l’unico imperativo morale della comunità: procreare. Più figli metti al mondo per l’Impero e più vieni considerato, ma sulla famiglia di Alois sembra incombere una maledizione: nonostante l’impegno quotidiano non riescono ad avere figli.

Andrea Corsini. Avvocato, nasce a Bologna nel 1971; contempla ogni giorno gli anni Settanta. Alois rappresenta il suo esordio letterario.

Non gli piaceva il rifugio, la certezza del riparo cancellava quel puerile sprezzo del pericolo che lo rendeva orgoglioso agli occhi degli amici. Fortuna che prima fischiava la sirena ad interrompere ogni cosa, a cancellare il leggero brusio dell’incontro, dell’inchino, dello sferragliare dei carri, persino i gerarchi alla ricerca del riparo, così veloci da sembrare le formiche che si raggruppano per difendersi meglio, a ritrovare, in quel suono familiare, umanità trascurate che li avvicinano per sempre a loro stessi. Pawel cercava di essere tra i primi, si metteva nelle adiacenze dell’ingresso ad invocare la calma, ad ordinare le entrate, a comportarsi da quell’uomo cresciuto troppo in fretta che crea ogni guerra. In verità nessuno lo ascoltava, nessuno lo vedeva. La porta sbarrata, il buio, il respiro, il silenzio, di quei silenzi che annunciano novità imminenti, carichi di presagi funesti per chi li ascolta. Solo i tralicci sbattono, portati dai venti che sussurrano a ciascuno il proprio destino, e nemmeno i cani a guaire, solo ad attendere dal rombo lontano l’identificazione con l’addio, spettro che non concede nulla di più della sola speranza di sopravvivere. Ognuno a rannicchiarsi sugli scalini, le schegge di parete, i mulinelli d’immondizie, l’odore insipido della vita che se ne va. Solo il suono del cessato allarme ricreò la parola. Pawel con gesti circospetti sporse fuori la testa, poi il busto, infine con un rapido balzo, tutto il corpo. Vedeva corpi avvolti in pastrani di pelle a brandelli e le urla di pianto erano troppo lontane per essere raccolte. Si gettò sulla neve della strada e rimase sdraiato a guardare il cielo e il sole e le nuvole tutte intorno. D’improvviso, un richiamo. Il suo nome. Si voltò incuriosito, con le braccia a raccogliere le gambe sedute.