Il popolo della palude

Categoria: Letteratura per l'infanzia
Autore: Veronica Vantini
Editore: CASA EDITRICE FRECCIA D'ORO
Edizione: brossura
Genere: ILLUSTRATO
Pagine: 52
Anno: 2018

 

Fin dalle prime pagine il mistero avvolge questo scenario insolito in cui sono immersi i sei piccoli protagonisti. una palude popolata di voci e anime nascoste che prendono forma e vivono in loro. avvolti da una nebbia costante e inquieta dove la luce è tanto più forte quanto più lo è il buio della pianura. la palude diventa umana, suggerisce e sussurra immagini e storie lontane. e in questa atmosfera surreale dove tutto si confonde e cambia sembianze, i sei amici saranno complici di una scoperta che li cambierà.

Veronica Vantini nata a Verona nel 1974. Laureata in lingue e letterature straniere a Bologna è responsabile di un’associazione culturale che si occupa di inglese per bimbi da un anno ai dieci principalmente organizzati in modo istrionico, originale, teatrale (www.associazionelatortuga.it). Vive sulle colline di Castagne’ (Vr est) insieme al marito e ai figli Aurora, e i gemellini Michael e Thomas. Ha vissuto e lavorato a New York, Svezia, Messico. In passato pubblicista per il giornale L’Arena e altri di più bassa tiratura ha scritto anche per giornali esteri. Appassionata di subacquea, fotografia, ha studiato per un pò presso la Bsmt (scuola di Musical) di Bologna. marcella crivellaro artista italiana vissuta per molto tempo all’estero con esperienza in molti campi artistici come pittura, scultura, decorazione, scenografia e musica. Dotata di personalità creativa e capace di lavorare in gruppo. Vive tutt’ora in Italia e si diletta in tatuaggi e illustrazioni.

A volte succede che l’oscurità nasconda tanta luce. La paura è la miglior trovata per scoprire che ciò che sembra è proprio uguale a ciò che è. L’ho letto da qualche parte. Non ricordo più dove. Diceva così. “Quanto più la luce è forte tanto più l’ombra si fa scura”. Bello come suono. “Dice molto, la sa lunga”. Avrebbe detto nonna Eugenia. Le parole della nonna erano puro mistero e tanta luce. Il miste- ro mi piace perché fa paura. E’ avvolto nella nebbia ed io nella nebbia ci vivo. Aurora era convinta che il suo nome racchiudesse un destino singolare. Frase carpita più volte nei libri di favole. Mi piace perché mi chiamo come l’inizio del giorno e della luce, oppure mi piace l’idea dell’ombra, ove nascono sempre storie da inventare. Aurora detestava l’alba che sapeva di un occhio ancora mezzo chiuso, parassita della notte e del buio. Aveva appena finito di pensare a tutte queste cose strane che già la voce stridula della madre la richiamava al nuovo giorno. Devastanti i suoi risvegli. Piedi a terra, placenta del sonno scansata, contatto marmoreo con la realtà. Uno sguardo semi chiuso ai suoi mondi di carta. Legno nel le- gno. Cornici di legno la sua stanza. Odore di corteccia, mondi chiusi nel suo. Tanto freddo invasivo. Il freddo bagnato della pianura padana che ti entra nelle ossa e scava nelle paure. La mente piena di fumo “A SCUOLA!”