La nemesi dei cloni

Categoria: Avventura e mistero
Autore: Silvio Greco
Editore: Casa Editrice Freccia D'Oro
Genere: narrativa
Pagine: 130
Anno: 2014

 

Ryan Warwick è un affascinante trentenne in evidente stato confu- sionale. Opera come cacciatore di aberrazioni e, sebbene non ricordi cosa l’abbia spinto a cimentarsi in questo percorso lavorativo, si ritro- va nel mezzo di una missione azzardata: per la prima volta si imbatte in qualcosa di inspiegabile e la situazione prende una brutta piega. La sua inesperienza lo costringe a fuggire di fronte al nemico e da quel momento la sua storia procede a ritroso, ricostruendo un passato am- biguo e dimenticato, e in avanti, verso un futuro ricco di sconcertanti verità: le creature dalla provenienza incerta a cui dà la caccia sono in realtà uomini geneticamente modificati in laboratori farmaceutici, e a lui spetta il compito di recuperarli. Ryan si scontra con il proprio scetti- cismo fino a quando comincia a ricordare frangenti del passato. Scopre di aver vissuto una passionale relazione gay con un dolce e misterioso ragazzo, e una lunga lista di cavie, in cui figura anche il suo nome, trat- tate senza alcuna etica morale.Per Ryan Warwick giunge il momento di voltare pagina, scoprire chi è il ragazzo misterioso, reimpossessarsi del suo passato e affrontare gli artefici delle ingiustizie subite.

Silvio Greco, classe 1977, vive a Cesena dove lavora presso una con- cessionaria d’automobili. Da molti anni nutre la passione per la storia medievale, i romanzi fantasy e di fantascienza. Ryan Warwick -La Nemesi dei Cloni- è il suo romanzo d’esordio.

Lambert bussa alla porta mentre mi osservo nello specchio appannato del bagno. Sto cestinando la mia vanità. Sebbene il viso liscio e sbar- bato sia ancora gradevole, i corti capelli neri accentuano un pallore crescente, ma lo ammetto: mi piaccio ancora. Sembro una bambola di porcellana dalle sottili sopracciglia e grandi occhi nocciola. Apro il rubinetto e mi schizzo l’acqua gelida in faccia, poi massaggio dolcemente le guance, dal colletto della camicia blu spunta una cate- nina che sfioro cercando un ricordo a lei legato, ma niente. Ho la sensazione che qualcuno me l’abbia messa al collo durante il sonno. Torno nella camera da letto, una costosa singola al Columbus, e il collega è seduto nel mio letto con un hamburger in mano che goccio- la salse sugli appunti perfettamente posizionati. Quarant’anni, spalle da culturista e umorismo zero. «Ti spiace spostare il culo dal letto? Magari se evitassi di spalmare il tuo spuntino sul lavoro sarebbe ancora meglio.» «D’accordo, non ti incazzare. Sei volubile in questi giorni.» «È possibile, ma tu mi conosci solo da “questi giorni” e magari sono sempre così. Oppure chissà, potrebbero essere le ore di sonno arretra- te.»