C'è un tremore

Categoria: Impegno civile
Autore: Licia Vignotto e Giuseppe Malaspina
Editore: Casa Editrice Freccia D'Oro
Edizione: brossura
Genere: giornalismo
Pagine: 125
Anno: 2013

 

Trenta racconti e altrettanti scatti amatoriali per rivivere la quotidianità al tempo del terremoto, come recita il sottotitolo del volume, ad un anno dal quel tragico maggio del 2012 ancora ben vivo nei nostri ricordi.

Licia Vignotto è nata nel 1984 a Milano, vive a Ferrara dal 2003. Laureata in linguistica italiana, è giornalista per i quotidiani ferraresi «Il Resto del Carlino» ed «Estense.com». Collabora inoltre con le riviste «Siti», «La Pianura», «Il Cubo», «Red Magazine», «Listone Magazine». È coordinatrice del centro di partecipazione giovanile L’Urlo, del Comune di Ferrara, bibliotecaria presso la casa circondariale dell’Arginone e per l’istituto G. B Aleotti. Tra le sue pubblicazioni: l’ebook Friggitorie e decomposizione (Lite Editions, 2013); il racconto Irina Gomez all’interno del volume Da domani (iCentoLillo, 2012), il racconto Lei all’interno della raccolta Piccoli scatti e scritti (Linea Bn, 2011), il volume Interserzione: percorsi e divagazioni all’interno dello scaffale interculturale (Comune di Ferrara, 2010). Giuseppe Malaspina è nato il 6 agosto 1979 a Reggio Calabria. Laureato in Giurisprudenza nell’ottobre 2004 all’Università ‘Mediterranea’ di Reggio Calabria. Dal gennaio 2005 al gennaio 2006 ha collaborato con la redazione reggina de ‘Il Quotidiano della Calabria’. Nell’ottobre 2008 ha conseguito il master in Giornalismo all’Università degli studi della Basilicata. Giornalista dal febbraio 2009. Dall’ottobre 2009 collabora con la redazione di Ferrara de ‘Il Resto del Carlino’. Dall’aprile 2013 scrive per la rivista internet ‘Listone Mag’.

Io un po’ mi sento in colpa. Perché del mio personale tremore ha risentito solo un piccolo Batman di plastica, e nient’altro.
Io abito al quinto piano di una zona di Bologna vicino alla tangenziale. Sotto casa mia passano camion giganteschi a tutte le ore. Quando giù in strada passa un camion gigantesco, qui, al quinto piano, i vetri delle finestre tremano tutti. C’è una certa abitudine, quassù, a un leggero tremore. Non ci si fa neppure più caso. La notte del gigantesco tremore, il Grande Tremore, se fossi stato in casa, il mio letto avrebbe ballato la rumba. I lampadari di vetro avrebbero tintinnato svegliandomi, le mie librerie dell’Ikea strapiene e montate in maniera precaria si sarebbero prodotte in una vibrazione assordante. Ma io non ero nel mio letto, quella notte. Stavo sbadigliando al volante, su una lontana autostrada, senza neppure immaginare quel che accadeva duecento chilometri più a nord.
Quando avevo rimesso piede nel mio appartamento al quinto piano, con il sole già sorto da un pezzo, avevo trovato qualche traccia dell’accaduto: venticinque messaggi sul cellulare, su Facebook o sulla posta elettronica. Tutti del tipo Stai bene?, o Tutto bene da voi? E un piccolo Batman di plastica, che da anni stava in posizione un po’ precaria ed eroica sul margine più alto di uno scaffale, pronto a lanciarsi sui tetti di Gotham, che era finito poco eroicamente a faccia in giù sul pavimento come ultima traccia. Questo è tutto quello che è successo la notte del Grande Tremore, in via Gagarin 10, quartiere Lame, Bologna. Ma dopo, quando ho capito cos’era accaduto sul serio a pochi chilometri da qui, cos’era stata quella notte per tanti amici e amiche, quali erano state le vere conseguenze del Grande Tremore, mi ero sentito profondamente in colpa. Perché a tutti quei messaggi avevo risposto con un tranquillizzante: Non è successo niente, solo Batman ne ha risentito.
E dopo, quando andavo in giro a parlare dei miei libri su e giù per l’Italia, a sentirmi chiedere Ma come va col il terremoto, da voi in Emilia, adesso?, ecco, a sentirmelo chiedere da gente che mi guardava con lo sguardo un po’ paternalistico che si riserva a chi ha subito una catastrofe, mi sentivo in colpa an- che solo a rispondere: Be’, a Bologna non è successo mica niente di grave, in verità. Non credo che basti una prefazione a cancellare i sensi di colpa. Ma questo è quello che so fare.
Per il resto, per le cose serie, parleranno le pagine a seguire. In parole, e in immagini. Saluti dal quinto piano di via Gagarin 10, quartiere Lame, Bologna.